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JAGO – Memoria di sé – 2015
Marmo statuario, sasso di fiume.

Non era mia intenzione realizzare un autoritratto, eppure è stato esattamente quello che ho fatto. Quando si disegna o scolpisce un volto lo si fa sempre partendo da quello che meglio si conosce, il proprio. Come se il ricordo della propria immagine sia il foglio bianco su cui tracciare i lineamenti dell’altro.

Il sasso mi ricordava un mezzo busto e volevo aprire una porzione della pietra per mostrarne il contenuto. Il viso che andavo scolpendo, che era il mio, mi sembrava incompleto. Avevo aperto il contenitore sasso, trovando il contenitore corpo al cui interno avrei scolpito l’immagine della mia memoria, un’immagine di incorruttibile purezza. Memoria di sé.

Quando andai in cava per la prima volta notai come fosse forte la relazione fra marmo e ferro. Fili diamantati, ganci, ferri di ogni tipo e forma, utilizzati per aprire letteralmente la montagna. In quel momento avevo bisogno di giustificare esteticamente fatto sulla pelle del sasso mettendola in tensione, dando l’impressione che l’apertura fosse sostenuta da quei pochi ganci.

Solo un atto di profondo discernimento
può farci riconoscere la natura
essenziale del nostro vero Essere.

 

 

Ovunque siate, siateci totalmente.

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