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Habemus Hominem –   Il papa è nudo.                                                                                                                                                                                                                                                                      From Benedetto XVI to Ratzinger                                                                                                                                                                                                                                  Spoliazione 2009 / 2016 – marmo statuario

 

Nel 2009 ho realizzato un ritratto di Benedetto XVI, nel 2016 l’ho distrutto per svelare l’Uomo dietro il personaggio.

Con Habemus Hominem ho lavorato su me stesso in un modo del tutto nuovo. Distruggere un opera in favore di una nuova immagine della stessa ha voluto dire per me andare oltre l’attaccamento e l’identificazione con l’oggetto della mia stessa creazione.

Non ho spogliato il Papa, mi sono spogliato, messo a nudo davanti ai miei stessi condizionamenti, comprendendo il valore più intimo del fare sculture, che è manifestazione della mia vera natura. Essere scultore, togliere il superfluo, è il solo modo che ho per lavorare su me stesso.

Nella prima versione, realizzai un ritratto formale, semplice e rigoroso del Pontefice, per evitare che venisse rifiutata, ma non potei evitare di citare un opera del Maestro Adolfo Wildt il quale realizzò il ritratto in marmo di Pio XI con gli occhi concavi (elemento questo che ritroviamo in quasi tutte le sue sculture), oggi conservato all’interno dei Musei Vaticani.

Decisi anch’io di aprire gli occhi al mio Ratzinger come aveva fatto Wildt con il suo Papa, ma fu proprio questa scelta a determinarne il rifiuto. L’opera non andava bene e mi dissero che il pontefice non aveva gradito la scelta degli occhi.

Mi venne chiesto se ero disposto a riempirli, ma rifiutai e quindi si interruppe ogni sorta di comunicazione. Rifiuto per rifiuto, riportai a casa Il Papa, ad Anagni dove rimase per più di un anno, chiusa nel mio studio che ironia della sorte si trova nella Piazza della Cattedrale davanti Palazzo Bonifacio, dove si narra che Sciarra Colonna, reagendo all’iremovibilità di Bonifacio XIII, gli diede il famoso schiaffo.

A causa della mia stessa testardaggine quel giorno ricevetti uno schiaffo anch’io, ma non avrei snaturato la mia opera.

Oggi più che mai sono ancora certo di aver fatto la scelta giusta perché quello che sarebbe successo di li a poco andava oltre ogni mia più fantasiosa aspettativa.

Era il 2010 infatti quando venni invitato dal Professore Vittorio Sgarbi su indicazione di Maria Teresa Benedetti ad esporre l’Opera nel Padiglione Italia – Regione Lazio della Biennale di Venezia nella grande sala centrale di Palazzo Venezia a Roma, dove venne vista da Carmine Siniscalco (Galleria Studio S di Via della Penna – Roma) Il quale a mia insaputa la presentò al Premio delle Pontificie Accademie in Vaticano.

A vincere furono uno scultore Spagnolo e una pittrice Russa, ma il Papa volle premiarmi ugualmente con la medaglia del Pontificato:

Desidero, inoltre che, come segno di apprezzamento e di incoraggiamento, si offra la Medaglia del Pontificato al giovane scultore italiano Jacopo Cardillo. (BENEDICTUS PP XVI)

Mi resi conto in quel momento che il Papa non aveva mai visto l’opera.

Alla mia prima personale nel Museo della Media Valle del Liri (Sora) presentata da Maria Teresa Benedetti e Vittorio Sgarbi, esposi il Habemus Hominem dietro una parete, il quale si poteva vedere soltanto attraverso uno buco della serratura con un inginocchiatoio davanti.

Volevo costringere il visitatore a fare un gesto, quello che avrei dovuto fare anche io in Vaticano, oppure non farlo rinunciando alla visione dell’opera.

Mi piaceva anche l’idea di poter limitare la fruizione di un opera tridimensionale alle due dimensioni, all’immagine scelta da me, come quella che il Vaticano voleva dare del proprio Papa, un immagine unica per tutti.

Il giorno del disallestimento ricevetti un messaggio da mio padre che diceva: Il Papa si è dimesso. Piccolo particolare, mio padre è nato lo stesso giorno di Ratzinger, il 16 Aprile, due giorni prima di me.

A fine mostra l’opera tornò nuovamente nel mio studio ma in me si era gia innescato un meccanismo creativo. Qualcosa era cambiato e quel qualcosa ero io.

Quel ritratto non aveva più nulla a che fare con Benedetto XVI, una prigione di marmo che dovevo distruggere in favore dell’uomo.

Cosi scrisse Marco Tonelli: Mi mostrò una recente scultura dedicata ad un Pontefice, in fase di lavorazione, portata già a compimento ma da dover riportare, secondo le sue intenzioni, al proprio stato iniziale, come si trattasse di indossare un abito e poi dismetterlo. Il tutto filmato con la consapevolezza dell’importanza del processo scultoreo. Jago mi appariva come uno scultore che usava le mani, la testa e capiva l’importanza della tecnologia come mezzo di conservazione della memoria. (Cronache della creazione – JAGO – MEMORIE, catalogo mostra 2015)

Dopo 6 anni “Habemus Papam” divenne “Habemus Hominem”.

Non sono più attaccato alle cose che faccio, le metto al mondo come figli, le do, le restituisco.

L’opera è di proprietà di

Habemus Hominem è stata esposta presso: 2010 Roma – Palazzo Venezia, 2010 Caserta – Reggia di Caserta, 2011 Sora – Museo della Media Valle del Liri, 2017 Milano – Galleria Montrasio Arte, 2017 Monza Galleria Montrasio Arte, 2018 Roma Museo Carlo Bilotti Aranciera di Villa Borghese.

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